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Il 4 maggio del ’49, sul colle di Superga, si spegneva una favola, una magica favola dal titolo
Grande Torino.
A cinque anni da quel tragico evento, un gruppo di sportivi coperchiesi,
volle rendere il suo omaggio, che non fosse soltanto il triste rievocare
che ancora turbava gli animi dell’Italia sportiva e non, ma che potesse
restare testamento inestinguibile per le generazioni venture,
di una macchina bellica quasi perfetta, che ancor
oggi dovrebbe essere di monito ai tanti strateghi ed alchimisti che da tempo
esasperano e logorano il gioco più bello del mondo.
Fu così che per onorare nel modo migliore i Caduti di Superga,
si volle intitolare il nascente sodalizio al Capitan Valentino Mazzola :
l’emblema e l’essenza dello squadrone granata e del calcio italiano.
Con i pochi mezzi allora disponibili, furono inizi difficili, ma con l’opera
manuale e qualche soldo dell’intera comunità del piccolo paese, fu costruito
un campo di gioco e fu acquistato quanto necessario per poter degnamente figurare.
La competenza dell’allora dirigenza, portò a Coperchia i migliori ragazzi
e dopo soli tre anni, nella stagione sportiva 1957/58, l’Unione Sportiva Valentino Mazzola,
prima vinceva il Campionato del suo girone e poi conquistava il titolo di Campione Campano di Prima Divisione.
Ma le scarse risorse economiche e la mancanza di un terreno di gioco di dimensioni adeguate,
portarono la squadra ad emigrare e le gare interne del Campionato di Promozione ‘58/’59,
furono disputate al mitico stadio Vestuti di Salerno.
... Seguirono anni di purgatorio, ma la ferrea volontà di non mollare mai, di tenere
sempre alto il nome di un Campione che tanto aveva dato allo Sport, fecero di nuovo
rimboccare le maniche agli irriducibili sostenitori e nella stagione 1967/68, allestirono
un organico che partecipò al Campionato di Prima Categoria con le formazioni più agguerrite
della Campania, piazzandosi al primo posto , ex-equo con il Leonida Gragnano.
Sempre per il campo, la Società dovette rinunciare alla competizione della categoria
superiore e costretta a privarsi dei suoi pezzi migliori, ceduti a Sodalizi di ben altra
caratura e solidità economica.
In quella squadra di ottimi elementi, giocava anche Franco Morano che, due anni dopo,
in forza al Portici, coronava un suo ed un nostro sogno: vestì la casacca della
Nazionale Italiana Dilettanti .
Nello stesso anno, con mansioni di segretario, muoveva i primi passi anche Carmine Longo,
affermato Direttore Sportivo di vari Clubs professionistici.
Pur tuttavia, si ripartì daccapo, ed i ragazzi della giovanile, sapientemente guidati
dal duo Palombo-De Marco, dopo due stagioni erano di nuovo in Prima Categoria.
Il successivo fu un altro anno di esilio, le gare casalinghe giocate lontano dalle mura amiche,
i soliti affezionati andavano man mano riducendosi, così come scemava l’entusiasmo,
fino al buio totale. [continua... ]
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